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Nel comprensorio Est Sesia l’irrigazione
ha origini antichissime, risultando presente, sia pure su limitate estensioni,
già prima dell’XI secolo.
Al XII secolo risale l’apertura della roggia Nuova
costruita dalla città di Novara per utilizzare a scopo iriguo le
acque del fiume Sesia, tradotte verso oriente mediante un tratto di alveo
abbandonato dello stesso fiume. Tale roggia, ampliata e prolungata, diventerà
nel XV secolo la roggia Mora. |
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Dagli Statuti del Comune
di Novara si ha notizia dell’esistenza, nel XIII secolo, della
roggia di Cerano (Novara), che derivava acqua dai torrenti Agogna
e Terdoppio.
A queste prime iniziative seguirono altre realizzazioni, nel secolo
XIV, volute da Regnanti e da Case Nobiliari, proprietari di latifondi,
che in questo modo garantivano una dotazione idrica sicura ai propri
beni e nel contempo predisponevano una rendita fissa al capitale investito,
derivante dalla vendita delle portate eccedenti le proprie necessità;
talvolta invece erano realizzazioni dei liberi Comuni, che intravvedevano
la possibilità di alimentare mulini e opifici o di utilizzare
le acque derivate dai fiumi oltre che per scopi agricoli anche per
usi urbani: fognature, lavaggio strade, alimentazione di fossati difensivi,
processi di lavorazioni artigianali. |
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Carta del XIV secolo relativa all’apertura
di rogge e canali allo scopo di azionare molini, alimentare fossati
e irrigare terreni, nel comprensorio vercellese, novarese e lomellino. |
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In particolare, la roggia Busca,
di cui si ha memoria dal 1380 con il nome di roggia Novarese (rugia Novariensis),
fu costruita dalla Città di Novara per uso difensivo e di confine
con il Vercellese e quindi ceduta, nel XV secolo, prima ai Duchi di Milano
e poi a Luca Crotti.
Dopo successivi cambi di titolarità la roggia divenne, nel 1616,
di proprietà del Conte Ludovico Busca, che ne conservò la
titolarità fino alla cessione alle Finanze dello Stato Italiano nel
1883. |
Il primo titolo giuridico che riguarda il
Roggione di Sartirana è il diploma 24 ottobre 1387,
con cui Galeazzo Maria Visconti concedeva a Beneventono de’ Turtis
il privilegio di derivare acque dalla sponda sinistra del Sesia in territorio
di Langosco per l’irrigazione del territorio di Sartirana.
Con patente 1° maggio 1452 Francesco I Sforza investiva del feudo di
Sartirana Cicco Simonetta, al quale perciò passò la proprietà
del canale, allora chiamato Langosco.
Anche questo canale subì vari trasferimenti di titolarità,
finchè nel 1522 passò in piena proprietà alla Nobile
Famiglia Arborio Gattinara, che lo mantenne fino alla sua cessione alle
Finanze dello Stato Italiano (1857). |
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La roggia Biraga fu realizzata per concessione
13 febbraio 1424 della Generale Credenza della Città di Vercelli
al Consigliere Ducale Zanino Rizio o Rizzo e a Ludovico de’
Tizonibus di estrarre acqua dalla Sesia per condurla a Vicolungo e
a Biandrate soprattutto per azionare i mulini.
Passata poi in totale proprietà a Giovanni Stefano Rizzo, la
roggia prese il nome di Rizza; lo stesso Rizzo, insieme a Pietro Birago,
ottenne la concessione da Ludovico il Moro (4 marzo 1488) di realizzare
la roggia Biraga, che unita alla Rizza formò la roggia Rizza-Biraga.
La titolarità della parte spettante al Birago passò
poi al Capitolo della Cattedrale di Vigevano, che la mantenne fino
all’avvento di Napoleone.
La Famiglia Boschi, che successivamente ne aveva acquisito la proprietà,
la cedette poi all’Amministrazione dei Canali Cavour nel 1883. |
| Nel periodo rinascimentale agli Sforza di Milano va
attribuito il merito di aver dato notevole impulso all’agricoltura
irrigua, ampliando e prolungando la roggia Mora e il Naviglio Sforzesco. |
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La roggia Mora venne realizzata nel suo tratto
attuale a seguito del diploma di Gian Galeazzo Sforza del 15 novembre
1481, che autorizzava Ludovico il Moro, zio e luogotenente del piccolo
Duca, ad estrarre e derivare dalla Sesia tutta l’acqua che volesse
e ad utilizzarla a suo piacimento nelle proprietà sforzesche
del Vigevanasco.
Per questo scopo Ludovico utilizzò la roggia, già esistente
dal XII secolo, che portava le acque della Sesia a Novara realizzando
nel 1487-1488 i lavori di ampliamento e di prolungamento di tale alveo,
dopo aver stipulato appositi accordi con la Città di Novara
per la salvaguardia della sua dotazione idrica. |
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Il Naviglio Sforzesco, derivato dal Ticino tra
Galliate e Trecate, ha un percorso di 27 chilometri che lo porta,
dopo un tratto in cui scorre parallelo al fiume, alla città
di Vigevano e poi al tenimento della Sforzesca ove, riunendo altre
acque provenienti dalla Sesia (roggia Mora), dal torrente Terdoppio
e dai fontanili, dà origine ad una capillare rete irrigua che
giunge fino al Po.
La sua origine deve essere collocata nel 1445, per iniziativa del
Comune di Vigevano, che poi lo donò al Duca Francesco I Sforza. |
| Verso la fine del XVI secolo e maggiormente nel corso
del XVII secolo, l’aggravarsi della situazione politica e di
conseguenza il malgoverno della dominazione spagnola e il susseguirsi
di calamità di ogni genere (guerre, carestie, pestilenze),
provocarono nell’intera Pianura Padana una grave crisi che ebbe
come conseguenza, tra l’altro, l’arresto delle iniziative
irrigatorie. |
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Tra le pochissime opere irrigue realizzate
in questo periodo, è da ricordare, in Lomellina, il Naviglio
Langosco, la cui esecuzione ebbe inizio nel 1613, per concessione
di Filippo III, Re di Spagna e Duca di Milano, al Conte Guido Langosco.
Fin dall’inizio della sua esecuzione si riscontrarono notevoli
difficoltà, soprattutto di carattere finanziario, per cui il
Conte Langosco si vide costretto a cedere via via quote della dotazione
idrica dell’acquedotto, gettando così le basi per una
gestione “condominiale” del canale.
La lentezza con cui procedevano i lavori e la morte del Conte fecero
temere per la conclusione dell’opera, che nel 1656 fu completamente
abbandonata in stato di totale inattività.
Solo la tenace volontà dei “Condomini”, guidati
dall’Ospedale San Matteo di Pavia, permise il completamento
del canale nel 1665, dopo oltre cinquant’anni dal suo inizio.
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29 maggio 1613 - Concessione da
Filippo III di Spagna a Guido Langosco per la derivazione di 24 ruote
d’acqua dal fiume Ticino. |
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Nei secoli successivi numerose furono le iniziative
irrigatorie legate, oltre che allo sfruttamento delle acque dei tre
torrenti (Agogna, Arbogna e Terdoppio) che solcano in senso longitudinale
il comprensorio dell’Est Sesia anche all’uso delle acque
sotterranee attraverso l’apertura dei caratteristici “fontanili”.
Compiuta l’unità d’Italia (1861), un apporto decisivo
per il completamento dell’irrigazione nel comprensorio dell’Est
Sesia venne dato dalla costruzione (1863-66) del grande canale
Cavour, derivato dal fiume Po a Chivasso.
Si è trattato di un’opera veramente colossale portata
a termine in tempi brevissimi, considerati i limitati mezzi tecnici
ed economici a disposizione, che completò, unitamente ai suoi
diramatori, la trasformazione irrigua dell’intera pianura novarese
e lomellina. |
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L’irrigazione
nel Vercellese, nel Novarese e nella Lomellina sino alla costruzione
del Canale Cavour (1862). |
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Nei tempi più recenti, per fronteggiare da un
lato le maggiori richieste d’acqua dovute all’estensione
della coltura del riso, dall’altro le ricorrenti carenze di
portata manifestate dal canale Cavour, si diede avvio, contemporaneamente
alla costruzione della diga di regolazione del lago Maggiore nel 1938,
alla costruzione di un nuovo canale derivato dal Ticino, il canale
Regina Elena, entrato in funzione nel 1954.
Ma i sempre maggiori fabbisogni idrici per l’irrigazione e la
riduzione delle portate utili dei fiumi alimentatori hanno imposto
l’ampliamento ed il prolungamento del diramatore
del canale Regina Elena denominato Alto Novarese. |
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