L’Uso Plurimo delle Acque

L’acqua è un bene sempre più prezioso che deve essere tutelato anche attraverso un utilizzo corretto e razionale. Est Sesia questo concetto lo ha fatto proprio e nel tempo ha messo a punto un uso plurimo delle acque, che lungo il percorso vengono utilizzate per scopi molteplici e “restituite” alla rete dopo l’uso. Questo processo di ottimizzazione si concretizza negli usi plurimi e nei riusi delle acque irrigue.

Si considerano “usi plurimi delle acque irrigue” le utilizzazioni idriche ottenibili lungo i canali di adduzione per usi che comportino la restituzione delle acque e siano compatibili con le successive utilizzazioni e, in particolare, con quelle irrigue.
Si indicano come “riusi dell’acqua irrigua” le utilizzazioni idriche rese possibili dal recupero dell’acqua che, distribuita sui campi, si “riproduce” sia per via superficiale che per via sotterranea; le acque così recuperate vengono utilizzate nuovamente per l’irrigazione ma anche per scopi industriali e potabili.

Gli usi plurimi dell’acqua irrigua fanno parte della più antica tradizione irrigatoria, almeno per quanto riguarda la produzione di forza motrice ottenibile spesso su canali realizzati principalmente a tale scopo; ne sono un esempio le numerose rogge “molinare” della Pianura Padana, le cui acque venivano poi, a valle dei mulini, utilizzate per l’irrigazione.

L’eco di questa antica tradizione è rintracciabile anche nel vigente T.U. sulle acque (R.D. n. 1775/1933), laddove (art. 36) si prevede che alle concessioni di derivazione ad uso promiscuo di irrigazione e di forza motrice si applica, per le due diverse utilizzazioni, un solo canone (quello più elevato); e ciò all’evidente scopo di favorirne l’applicazione.

In base al D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 gli usi plurimi delle acque irrigue trovano un fondamentale riconoscimento. Il Decreto prevede infatti che i Consorzi di bonifica ed irrigazione “hanno facoltà di utilizzare le acque fluenti nei canali e nei cavi consortili per usi che comportino la restituzione delle acque e siano compatibili con le successive utilizzazioni, ivi compresi la produzione di energia idroelettrica e l’approvvigionamento di imprese produttive“.

Va inoltre sottolineato che gli usi plurimi dell’acqua irrigua costituiscono un’importante attuazione dei principi generali “della razionale utilizzazione” e “degli usi plurimi delle risorse idriche” sanciti dal D.Lgs. n. 152 e che nel comprensorio Est Sesia, come nelle altre Regioni padane – caratterizzate dalla presenza di grandi canali irrigui e da capillari reti distributive – tali usi consentono non solo di utilizzare le acque d’irrigazione per produrre energia idroelettrica “pulita” ma anche di soddisfare, con le acque stesse, una vasta gamma di fabbisogni per usi diversi, soprattutto per l’approvvigionamento idrico delle imprese produttive, fabbisogni che altrimenti dovrebbero essere coperti con nuove derivazioni dalle fonti idriche esistenti (corsi d’acqua naturali e falde sotterranee).

Per quanto riguarda i riusi dell’acqua irrigua, occorre tenere presente che nel comprensorio Est Sesia l’acqua, distribuita con i tradizionali metodi dello “scorrimento” (mais, foraggere ecc.) e della “sommersione” (riso), si riproduce sostanzialmente per due diverse vie:

  1. per via superficiale, attraverso le “colature” che dai campi irrigati affluiscono ai fossi di raccolta (“colatori”) nei quali, per somma di apporti, vengono a costituirsi portate idriche in grado di alimentare nuove utilizzazioni;
  2. per via sotterranea, attraverso la percolazione che dai campi irrigati e dai fossi irrigatori scende nel sottosuolo ad alimentare in forma determinante le falde idriche sotterranee; le acque percolate in parte riaffiorano naturalmente nei fontanili e sono poi nuovamente utilizzate per l’irrigazione; in parte vengono, attraverso i pozzi, sollevate meccanicamente e riportate in superficie per essere utilizzate a scopo industriale e potabile.

Nelle secolari vicende attraverso cui si è giunti alla trasformazione irrigua di gran parte della Pianura Padana, l’affannosa ricerca di nuove fonti idriche, indispensabili per estendere l’irrigazione e dare ad essa il necessario grado di sicurezza, ha portato non solo alla realizzazione di opere imponenti (i grandi canali storici, le opere di regolazione dei laghi prealpini ecc.) ma anche, facendo tesoro delle conoscenze che l’esperienza andava fornendo, alla graduale introduzione di minuziose norme – inserite poi negli statuti dei consorzi d’irrigazione – intese a favorire il riuso dell’acqua irrigua.
In presenza di particolari situazioni idrogeologiche si è così giunti anche ad introdurre specifici vincoli colturali, assegnando ai consorzi la facoltà di regolare, in presenza della risaia, l’avvicendamento delle colture secondo ambiti territoriali (“valbe”) delimitati in modo da favorire la raccolta ed il reimpiego dell’acqua irrigua, evitando nel contempo il verificarsi di dannosi impaludamenti causati dalla coltura del riso. Grazie a queste norme statutarie ed al perfezionarsi delle tecniche irrigatorie, nei grandi comprensori risicoli il consumo d’acqua per ettaro riferito all’intero territorio è andato via via riducendosi rispetto a quello che si misura sui singoli appezzamenti; e ciò per effetto del ripetuto riuso dell’acqua irrigua che si riesce a realizzare lungo lo stesso comprensorio, da monte a valle.

Nel comprensorio Est Sesia particolare importanza riveste il riuso dell’acqua sotterranea, che, derivata attraverso i caratteristici fontanili, soddisfa circa 1/3 dei fabbisogni idrici.
In sostanza, si può quindi ribadire che gli usi plurimi e i riusi dell’acqua irrigua costituiscono tecniche di fondamentale importanza ai fini di un uso razionale e parsimonioso dell’acqua e sono quindi da favorire nell’interesse generale; e ciò soprattutto in quelle aree – come quelle padane – che oltre ad essere le più industrializzate del Paese sono anche le più intensamente irrigate.