La gestione dell’acqua come infrastruttura strategica per l’agricoltura italiana, la valorizzazione dei paesaggi rurali storici e le nuove tecnologie per affrontare la crescente pressione dei cambiamenti climatici. Sono stati questi i temi al centro del convegno “Acqua, agricoltura e gestione del territorio: l’eredità di Cavour nel contesto dei paesaggi rurali storici”, ospitato ieri nella Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati su iniziativa del presidente della XIV Commissione Politiche dell’Unione europea, Alessandro Giglio Vigna. Un confronto, organizzato con la collaborazione dell’Accademia di Agricoltura di Torino e del Disafa – Università di Torino, che ha riunito istituzioni, università, ricerca, organizzazioni agricole, ordini professionali e gestori delle infrastrutture irrigue per riflettere sulle prospettive della risorsa idrica partendo dalla lezione di Camillo Benso di Cavour.
Ad aprire i lavori, moderati da Sara Garino, è stato lo stesso Giglio Vigna, che ha spiegato come il convegno rientri in un percorso di iniziative dedicate ai paesaggi rurali storici, nato dopo il riconoscimento ministeriale ottenuto dal paesaggio terrazzato del Mombarone. “Troppo spesso – ha osservato – i territori ottengono un riconoscimento per poi metterlo in un cassetto. Il nostro obiettivo è mantenerlo vivo e trasformarlo in un’occasione di valorizzazione”. Un approccio che ha ispirato un ciclo di incontri dedicati ai temi dell’agricoltura, dell’acqua e dello sviluppo locale.
Nei saluti istituzionali Mauro Uniformi, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali (CONAF), ha sottolineato il crescente interesse delle nuove generazioni verso le professioni agronomiche e forestali. Presentando i risultati dello studio Una professione per molti percorsi, realizzato con la Conferenza della didattica universitaria agraria, ha evidenziato come le competenze richieste oggi siano sempre più interdisciplinari, dalla pianificazione territoriale alle scienze ambientali, e come l’Ordine registri una crescita degli iscritti, in controtendenza rispetto ad altre professioni tecniche.
Sul tema della gestione della risorsa idrica è intervenuto anche Nicola Brizzo, direttore Operations Rinnovabili di Iren, illustrando l’esperienza degli impianti idroelettrici della Valle Orco, chiamati negli ultimi anni a conciliare produzione energetica, irrigazione, approvvigionamento potabile e tutela del turismo. Brizzo ha ricordato come, durante le recenti crisi idriche, i bacini gestiti dall’azienda siano stati utilizzati per garantire il rilascio di acqua all’agricoltura, dimostrando come la collaborazione tra i diversi utilizzatori della risorsa sia ormai indispensabile.
Enrico Pomatto, presidente del Comitato scientifico del Paesaggio Rurale Storico del Mombarone, ha sottolineato il valore del confronto tra istituzioni, mondo della ricerca e operatori del settore, evidenziando come la tutela dei paesaggi rurali storici passi attraverso il ruolo degli agricoltori, custodi del territorio e delle sistemazioni idraulico-agrarie. Pomatto ha inoltre richiamato l’importanza di fare rete tra i paesaggi rurali riconosciuti a livello nazionale per condividere esperienze e strategie di valorizzazione.
Le organizzazioni agricole hanno richiamato con forza la necessità di accelerare gli investimenti. Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino e vicepresidente di Coldiretti Piemonte, ha evidenziato che la disponibilità d’acqua rappresenta oggi il principale fattore di competitività dell’agricoltura. «Senza acqua non produciamo cibo», ha ricordato, chiedendo nuovi invasi, una gestione coordinata delle risorse idriche e una maggiore integrazione tra tutti i soggetti coinvolti. Sulla stessa linea Sergio Mario Tos, vicepresidente di Confagricoltura Torino, che ha richiamato l’esempio di Cavour come modello di pianificazione a lungo termine, sottolineando come anche colture tradizionalmente non irrigue inizino oggi a risentire degli effetti della siccità.
La sessione scientifica moderata dal professor Pietro Piccarolo dell’Accademia di Agricoltura di Torino ha approfondito il ruolo svolto da Camillo Benso di Cavour nello sviluppo dell’agricoltura piemontese e delle grandi infrastrutture irrigue. Introducendo i lavori, Piccarolo ha ricordato Cavour come imprenditore agricolo, innovatore e uomo di governo capace di coniugare sperimentazione, ricerca e visione politica, promuovendo opere destinate a modificare profondamente il territorio agricolo italiano.
Marco Fasano, vicepresidente della Fondazione Camillo Cavour, ha ricostruito il rapporto dello statista con la gestione delle acque, evidenziando come canali, navigazione, opere idrauliche e sviluppo infrastrutturale fossero parte di una strategia di modernizzazione economica del Paese. A seguire Gino Anchisi, presidente dell’Associazione Amici della Fondazione Camillo Cavour, ha illustrato il ruolo dell’associazionismo nella gestione condivisa dell’acqua, ricordando come proprio la cooperazione tra agricoltori abbia costituito uno degli elementi decisivi dello sviluppo agricolo piemontese dell’Ottocento.
Il valore dell’acqua nella costruzione del paesaggio rurale è stato invece approfondito da Marco Devecchi, presidente dell’Accademia di Agricoltura di Torino e del Centro Studi per lo Sviluppo Rurale della Collina dell’Università di Torino. Attraverso un percorso storico che richiama gli studi di Emilio Sereni, Devecchi ha mostrato come terrazzamenti, canali, opere di bonifica e sistemazioni idraulico-agrarie costituiscano ancora oggi elementi fondamentali sia per la qualità del paesaggio sia per la prevenzione del dissesto idrogeologico.
Uno sguardo al futuro è arrivato dall’intervento di Enrico Corrado Borgogno Mondino, presidente dell’Associazione Italiana di Telerilevamento e della Federazione delle Associazioni Scientifiche per le Informazioni Territoriali e Ambientali. Il docente ha illustrato le potenzialità offerte dall’Osservazione della Terra attraverso satelliti, sensori e sistemi informativi geografici per monitorare i fabbisogni irrigui, valutare lo stato delle colture e supportare la pianificazione della risorsa idrica. Strumenti che, ha spiegato, consentono oggi di individuare con precisione le aree più esposte agli effetti della siccità e di programmare interventi sempre più mirati.
Un’altra sessione del convegno, coordinata da Federica Romano, direttrice dell’Associazione dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico e coordinatrice della Cattedra UNESCO “Paesaggi del Patrimonio Agricolo” dell’Università di Firenze, ha infine presentato alcuni casi studio provenienti da diverse regioni italiane, dedicati alla valorizzazione dei paesaggi rurali storici come strumenti di regimazione delle acque, tutela ambientale e sviluppo delle comunità locali.
Nella tavola rotonda conclusiva è intervenuto anche Mario Fossati, direttore dell’Associazione Irrigua Est Sesia, co-direttore della Coutenza Canali Cavour e direttore di ANBI Piemonte, che ha richiamato il valore della rete irrigua storica piemontese quale patrimonio costruito grazie a decenni di investimenti e di visione strategica. Fossati ha evidenziato come la gestione dell’acqua richieda oggi un approccio sempre più integrato tra agricoltura, tutela del territorio e infrastrutture irrigue, sottolineando il ruolo operativo dei consorzi di bonifica nel garantire un utilizzo equilibrato della risorsa in un contesto reso più complesso dagli effetti del cambiamento climatico.
Dalla giornata è emersa una convinzione condivisa: l’agricoltura italiana dovrà affrontare la sfida della sicurezza idrica combinando investimenti nelle infrastrutture, recupero delle opere storiche, innovazione tecnologica e valorizzazione del patrimonio paesaggistico. Un percorso che, a oltre un secolo e mezzo dalla costruzione del Canale Cavour, continua a trovare nell’eredità dello statista piemontese un riferimento ancora attuale per coniugare sviluppo economico, tutela del territorio e sostenibilità delle produzioni agricole.
(da Agri news Italia 31/7/2026)

